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Ricaricare un’auto elettrica nel 2026: quanto costa davvero rispetto alla benzina

rifornimento auto elettrica
Quanto costa davvero rifornire un auto elettrica nel 2026 - tuttomoto.it

Il “pieno” di un’auto elettrica nel 2026 può costare come una pizza se ricarichi a casa, oppure avvicinarsi a un pieno di benzina se ti appoggi sempre alle ultrafast. La differenza non la fa l’auto, la fa dove e come la colleghi.

Chi entra adesso nel mondo EV si incastra subito in tre dubbi pratici: conviene la wallbox oppure basta la presa? alle colonnine pubbliche si spende sempre uguale o cambia tutto in base alla potenza? e gli abbonamenti delle app sono davvero un risparmio o solo un modo per legarti a un operatore?

Prima cosa: kWh, kW e perché conta

La batteria ha una capacità in kWh, la ricarica avviene a una potenza in kW. Detto semplice: i kWh sono “quanta energia metti dentro”, i kW sono “a che velocità la stai mettendo”. Il costo finale, quasi sempre, dipende dai kWh effettivamente caricati e dal prezzo del kWh, non dalla potenza in sé. La potenza cambia soprattutto tempi e, nel pubblico, spesso anche la tariffa.

Un riferimento utile per i conti: molte elettriche reali stanno tra 15 e 20 kWh per 100 km (dipende da temperatura, velocità, gomme, stile). Se ti fai questo numero in testa, poi tutto diventa più leggibile.

Ricarica a casa: il “pieno” più economico, ma non sempre più comodo

In casa la tariffa al kWh è quella del tuo contratto luce. ARERA, per il 2026, pubblica valori di riferimento e componenti prezzo che aiutano a capire l’ordine di grandezza della spesa elettrica complessiva.

Il punto pratico è questo: se carichi 50 kWh (una ricarica corposa, non sempre “da 0 a 100”), il costo è 50 × prezzo_kWh. Quindi:

  • Se paghi 0,20 €/kWh, sono 10 €.
  • Se paghi 0,28 €/kWh, sono 14 €.
  • Se paghi 0,35 €/kWh, sono 17,5 €.

La wallbox non cambia il prezzo del kWh. Ti cambia la vita perché rende la ricarica più stabile, più controllabile e spesso più rapida. Però entra in gioco l’altra domanda che circola sempre: “devo aumentare la potenza del contatore?”.

Se ricarichi con un contatore standard, la notte spesso basta. Di giorno, con elettrodomestici accesi, rischi i distacchi. Le wallbox moderne sono dinamiche e modulano l’assorbimento, ma se vuoi caricare in poche ore, o se hai più consumi contemporanei, finisci per chiedere più potenza.

Qui c’è un dettaglio che tanti sottovalutano: aumentare i kW impegnati non è solo un costo una tantum, è anche una voce fissa che pesa in bolletta. ARERA spiega la logica della potenza impegnata e dei costi collegati. In altre parole: se sali molto di potenza solo per ricaricare più in fretta, quell’aumento ti resta addosso tutto l’anno, anche nei mesi in cui l’auto la usi meno.

Colonnine pubbliche: il prezzo cambia (e spesso cambia molto)

Nel pubblico la regola di base è brutale: più vai verso la ricarica rapida, più il kWh tende a costare. I monitoraggi pubblici e le analisi di settore nel 2026 mostrano medie indicative intorno a 0,63 €/kWh in AC, 0,73–0,75 €/kWh in DC e circa 0,75 €/kWh in HPC, con minimi e massimi che possono essere parecchio lontani da questi numeri.

Se vuoi trasformare la tariffa in “costo su strada”, basta tornare al consumo: con 18 kWh/100 km, pagare 0,75 €/kWh significa circa 13,5 € ogni 100 km. È qui che molti restano sorpresi: l’elettrico è economico quando lo carichi come “elettrodomestico di casa”, non quando lo tratti sempre come un rifornimento autostradale.

App e abbonamenti: quando convengono davvero

Gli abbonamenti possono abbassare parecchio il costo medio, ma solo se li usi con costanza. Alcuni esempi tipici che si trovano sul mercato italiano:

  • Plenitude: formule prepagate che danno un credito extra rispetto al valore pagato (meccanismo semplice: paghi 50 e ti ritrovi 53 di credito, e così via).
  • Enel (On Your Way): piani e sconti che agiscono sul prezzo pay-per-use, con documenti tariffari aggiornati e fasce orarie (giorno/notte) in alcuni casi.
  • IONITY: abbonamenti annuali che riducono il prezzo al kWh sulla rete HPC, pensati per chi fa spesso viaggi lunghi e vuole evitare la tariffa piena.
  • Electra: formule mensili che abbassano la tariffa al kWh rispetto al pay-per-use.
  • Duferco: proposte flat con pacchetti kWh mensili e limiti di potenza su alcune formule.

Il punto, per non farsi fregare, è sempre lo stesso: fai un conto a spanne. Se un abbonamento ti costa 9,99 € al mese e ti abbassa il prezzo di 0,10 €/kWh, per “rientrare” devi caricare almeno 100 kWh in quel mese. Se ne carichi 30, hai pagato più di prima.

Il pieno nel 2026, tradotto in esempi reali

Mettiamo una batteria da 60 kWh. Non la userai sempre da 0 a 100, ma serve per capire la scala.

  • A casa: 60 × 0,25 €/kWh = 15 € (ordine di grandezza, dipende dal contratto).
  • AC pubblica: 60 × 0,63 €/kWh = 37,8 € circa.
  • Fast/HPC: 60 × 0,75 €/kWh = 45 € circa, e può salire se sei in fascia alta o senza app.

Questi numeri non sono una sentenza. Sono un modo per capire perché due persone possono raccontare due storie opposte sull’auto elettrica, entrambe vere: chi carica a casa parla di costi bassi e prevedibili, chi vive di colonnine rapide parla di spese che mordono.

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